Anello Dea Artemide forgiato dal Dio Efesto come sigillo della determinazione

Coro: Nei sotterranei di Ade nella fucina di Efesto. Il fuoco divampa sul metallo incandescente.
Il Fabbio si prepara per dare vita all’anello di Artemide.
L’inviolabile Dea, con passo veloce arriva con arco d’argento in spalla e frecce nella faretra.
Calore e gelo si incontrano.
Efesto:
Artemide, il freddo della luna precede il tuo passo.
Arco teso, freccia pronta.
Scagliata la freccia, la preda è colpita.
Sempre.
Inviolabile Dea, cosa si prova a tendere l’arco poco prima di scagliare la freccia?
Artemide:
Efesto tu parli di fuoco e forgia.
Io parlo di corda tesa e gelo.
Quando il bersaglio è scelto, il muscolo si tende.
Il respiro cessa.
La mente diventa una linea retta verso il punto di impatto.
Non c’è dubbio. Non c’è tremore.
Il tiro è inevitabile.
Efesto:
Cacciatrice, quando il bersaglio è chi ha violato i tuoi confini come Atteone, che sapore ha quel silenzio?
Artemide:
Il tuo fuoco puzza di fatica e terra, Efesto.
Ma non scioglie la brina sui miei calzari.
Mi chiedi del sapore del silenzio.
Tu, che riempi il tuo buio a colpi di martello, vuoi misurare il mio vuoto.
Atteone.
Occhi dove non dovevano stare.
Uno strappo nella tela del mio bosco.
Carne esposta.
Non c’è stata nessuna frattura in me, Fabbro.
Solo un riflesso nervoso. Spietato. Necessario.
L'intruso che varca il confine senza permesso smette di essere uomo e diventa carne da sbranare.
Ho sentito l'odore del suo terrore prima che i canini dei suoi stessi mastini gli lacerassero la gola.
Il sapore di quel colpo?
Rame caldo sulla lingua.
Il silenzio è pieno e ciò che segue è ordine nella foresta ripristinato.
Quella non è morte Efesto.
È pulizia.
L’energia fluisce in una sola direzione, il gesto è pulito, il mondo torna coerente.
Coro: Efesto ferma il martello, guarda le fiamme, il silenzio è spettrale.
Alza gli occhi, guarda Artemide mentre è in piedi nel pieno della sua potenza.
Efesto:
Le labbra di Apollo hanno pronunciato “non riuscirai”, sfidandoti a colpire quel punto lontano.
Ma quel punto aveva un nome: Orione.
L’unico a cui hai concesso di oltrepassare il confine sacro.
È silenzio anche quello?
Artemide:
Il mio gemello ha toccato l'unica leva capace di accecarmi: la sfida.
Fabbro, attento alle tue parole.
Quello non è silenzio.
È una voragine che si apre nel cielo stellato.
Apollo ha indicato un punto scuro tra le onde.
“Non ci riuscirai” ha detto.
Lui mi ha sfidata.
E il mio sangue ha risposto prima del cuore.
Non ho visto l’uomo che aveva il permesso di camminare al mio fianco.
Ho ammirato l’impossibile da rendere possibile.
La freccia è tesa.
La freccia è partita.
La freccia colpisce in pieno il bersaglio.
L’ho sentita vibrare nelle ossa: perfetta e letale.
Linea retta, niente curve, niente dubbi.
Ma quando ho capito che era Orione…
Non c’è stata frattura Fabbro.
Le fratture guariscono anche se storte.
C’è stato il gelo.
Il silenzio che è seguito era pieno.
È il silenzio che tu stesso hai sentito quando ti hanno gettato dall’Olimpo.
Cerchi di aggrapparti ad un punto.
Ma quel punto non esiste più, lo hai cancellato tu stesso.
Il sale sulle mie guance è solo il residuo di lacrime congelate prima di nascere.
Tu batti il metallo per dargli forma.
Io ho scoccato la freccia per cancellarla.
Ora è lassù, tra le stelle con il mio cane Sirio.
Lo guardo e non sento dolore umano.
Sento la distanza siderale.
Io non sanguino come Afrodite.
Pago con l'assenza di calore.
Efesto, questo è il prezzo della mira infallibile.
Quando scegli un bersaglio, il resto diventa invisibile.
Il rischio è vedere il bersaglio, ma non chi c’è dentro.
La mia faretra pesa più del tuo martello, e tu Fabbro, puoi sapere cosa contiene.
Batti il tuo martello, Efesto. Forgia quel metallo.
Fammi un confine di argento che io non debba più difendere con le mie stesse mani.
Rendilo duro. Rendilo sordo.
Come me.
Coro: Il Fabbro è in silenzio mentre il ronzio del fuoco copre il suo respiro. Poggia il martello sull’incudine.
Il suono è secco e senza eco. Guarda Artemide negli occhi.
Efesto:
Il mio martello ha il peso dell’anima Artemide.
Perché non forgio orpelli per la vanità, ma talismani per resistere all’abisso.
Sigillo che protegge il dolore, pur sapendo che nessun metallo può chiudere una ferita che sanguina dall’interno.
Anche il fuoco che forgia il metallo si spegne quando il gelo arriva.
“Quando il bersaglio è scelto, il tiro è inevitabile; e quando è lo stolto che viola i confini, la sua fine è pulizia.”
Questo è il predatore che indossa l’armatura della solitudine.
Allora dimmi, Dea della caccia, qual è il prezzo per non sbagliare mai mira?
Artemide:
Non è un’armatura Fabbro.
È la mia pelle.
Se me la togliessi, vedresti carne viva, scorticata, incapace di sopravvivere all’inverno.
Tu chiedi il prezzo Efesto, parli come un mercante.
Nella foresta non c’è moneta.
C’è solo mangi o vieni mangiato, colpisci o vieni colpito.
Sbagliare mira…
Tu vedi l’errore tecnico.
Io vedo l’apocalisse.
Se la mano trema, il cuore esita.
Se il cuore esita, entra il dubbio.
Se entra il dubbio, io non sono più la Cacciatrice.
Divento la preda.
Come Leto, Callisto, Dafne.
Efesto:
Hai annientato la possibilità di essere vulnerabile?
Artemide:
Si.
L’ho trapassata da parte a parte.
Essere vulnerabili è una trappola per Orsi.
Scatta quando sei distratta.
Ti spezza le gambe e ti lascia lì mentre il predatore si avvicina.
Fabbro, è meglio colpire per primi, nel silenzio assoluto di chi non sbaglia mai mira.
Tu bruci per creare.
Io colpisco per preservarmi intatta.
Efesto:
Mira infallibile, invulnerabilità, solitudine.
Il prezzo da pagare è alto Artemide.
Artemide:
È un prezzo alto?
È l’unico prezzo che sono disposta a pagare per non appartenere a nessuno.
La mia mira è infallibile perché è l’unica cosa che mi separa dal caos.
Togli l’arco e cosa resta Fabbro?
Una ragazza che trema.
E io ho giurato di non tremare mai più.
Il tuo prezzo è al pari del mio Fabbro?
Coro: il fuoco della fucina cala, gettando ombre lunghe sui muri di pietra. Il Dio storpio osserva le fiamme, i ricordi affiorano densi. Il silenzio si fa spettrale.
Efesto:
Hai scelto il prezzo del non ritorno: il gelo per non tremare.
Io no.
Sono stato gettato dall’Olimpo dal ventre di chi mi ha generato.
Una caduta senza fine dalla luce alle tenebre.
Più in profondità del regno di Ade.
Il dolore non mi ha chiesto il permesso.
È entrato come una furia.
Ha sfondato il corpo, si è preso l'Anima e ha quasi spento la fiamma del Dio.
Come te Cacciatrice, resto sveglio quando tutto tace.
Il Corpo smette di sentire.
Come Dafne che si fa legno per non diventare preda.
Come Leto che scappa.
Come Callisto che viene ingannata.
Questo è il prezzo che ho pagato senza scelta.
Artemide:
Fabbro, non pronunciare qui quei nomi.
Il tuo fuoco è troppo caldo per loro.
Vivono nell’ombra dove il muschio ricopre le tracce.
Sono cicatrici sulla mia schiena.
Tu sei caduto Fabbro.
Schiantato sulla terra e ti sei rotto.
Il tuo dolore è caldo, pulsante, è lava che cerca di uscire.
Il mio è statico.
Un lago ghiacciato.
Efesto:
Il ghiaccio copre e rende muto ciò che non si vuol sentire.
Artemide:
Sì.
Ho preso la ragazza dolce che rideva e che voleva correre nei prati senza paura.
Ifigenia.
La parte morbida.
L’ho portata all’altare e sacrificata in nome dell’inviolabilità e della determinazione pura.
Efesto:
Il corpo diventa sordo al mondo Artemide.
Artemide:
Ti sbagli, Fabbro.
Il corpo non dimentica.
Il corpo urla.
Ogni volta che tendo l’arco, sento lo strappo di Dafne che diventa corteccia.
Sento la pelle dell’orso di Callisto.
Il gelo non serve a non sentire.
Serve a non morire dentro.
Tu crei arte dal tuo dolore.
Io creo distanza dal mio.
Efesto, attento alle mie parole.
Se smetto di mirare.
Se abbasso la guardia.
Sentirei tutto il loro peso, Leto, Callisto e Dafne.
E non sarei più la Dea intoccabile, dalla mira infallibile.
Sarei un’altra vittima che piange nel buio.
Preferisco essere la determinazione pura, sola, inesorabile, potente.
Voglio non sbagliare un colpo, piuttosto che essere la preda che chiede pietà.
Tu hai il fuoco per cauterizzare la ferita.
Io ho la neve per coprirla.
Il tuo fuoco può sciogliere il ghiaccio senza annegare chi c’è sotto?
Coro: Il silenzio nella forgia è lacerato solo dal crepitio delle braci. Efesto fissa le proprie mani scure di fuliggine. Guarda Artemide stringere l’arco, come se quel legno curvo fosse l'unica àncora che la tiene salda.
Efesto:
Il mio fuoco è nato dal caos.
Non arde le navi o incendia le foreste.
È il fuoco che trasforma.
Cosa hai nascosto sotto quel ghiaccio Dea, dolore o vendetta?
Artemide:
E tu Fabbro, cosa hai nascosto nel tuo fuoco?
Efesto:
Lava che pulsa. Un dolore caldo, che ha un nome chiaro: vendetta.
Artemide:
Sotto il lago c’è dolore Fabbro.
Un dolore che proteggo e tengo nascosto.
È solo così che la Cacciatrice, la donna dalla mira infallibile, riesce a poggiare i piedi sullo strato di ghiaccio.
Senza che questo si rompa e crolli mostrando chi c’è sotto.
Efesto:
Il mio fuoco non scioglie il tuo ghiaccio Artemide.
Sarà il metallo della mia forgia a proteggerlo.
Il sigillo renderà invisibile agli altri la verità sepolta.
Ma affinché io possa fondere l'anello perfetto, devo sapere.
Qual è l'essenza del sacrificio? Cosa trasforma la vulnerabilità di Leto, Callisto e Dafne dell'inviolabilità di Artemide?
Artemide:
Tu vuoi il nome del metallo grezzo da gettare nella tua forgia, Fabbro.
Vuoi sapere cosa ho tagliato per diventare ciò che sono.
Non c’è gesto eroico.
Non c’è musica.
Non c’è dramma.
Il sacrificio è vivere senza una parte essenziale.
Il suo nome è bisogno.
Ho guardato Ifigenia.
Ho guardato quella parte di me che voleva essere tenuta.
Che voleva appoggiare la testa sul petto di qualcuno.
Che sperava di essere salvata.
Quella ragazza dolce, compiacente. Quella che diceva "sì" per essere amata.
Efesto:
E poi?
Artemide:
Fabbro, poi ho capito.
Chi ha bisogno è schiavo.
Chi cerca calore si brucia.
Chi cerca protezione si mette un collare.
Per diventare inviolabile, ho dovuto strapparmi via la capacità di chiedere aiuto.
Ho preso il "per favore" e l'ho soffocato nel fango.
Ho preso la dolcezza e l'ho data in pasto ai cani.
Ho scelto di bastare a me stessa.
Totalmente.
È un'amputazione, Fabbro.
Ti togli la mano che cerca l'altra mano, affinché non ci sia nulla che qualcuno possa afferrare per trascinarti via.
La donna Leto, Callisto, Dafne, loro volevano l'amore o la pace.
Io ho scelto la Libertà.
E la libertà, quella vera, è un deserto di ghiaccio dove non cresce nulla, ma dove nessuno ti può calpestare.
Ecco il tuo materiale.
Ho scambiato il Calore con la Potenza.
Ora dimmi... il tuo fuoco può forgiare un anello per una mano che non stringerà mai più quella di un altro?
Coro: silenzio improvviso e totale. Il fuoco proietta le loro ombre sulla nuda roccia. Efesto vede l’argento lunare scorrere come un fiume di lava; pronto per essere fuso nell’anello della Dea.
Efesto:
Si, un sigillo.
Un anello di fibre di rami che avvolgono il tuo dito per proteggere come una dura corteccia.
Corteccia intoccabile.
Arco teso e freccia pronta per essere scoccata.
La corteccia difende.
La freccia colpisce.
Inviolabilità, assenza di tocco, freddezza.
Pura distanza siderale.
Paralisi del mondo.
È questa la vittoria che offri alla donna che sceglie la tua protezione?
Artemide:
Paralisi?
Tu la chiami paralisi, Fabbro.
Io la chiamo Fortezza.
Tu vedi la fine del movimento.
Io vedo la fine della fuga.
Chiedi se questa è la vittoria che offro?
In un mondo dove gli Dei prendono ciò che vogliono,
Diventare dura corteccia non è una sconfitta.
È l'atto supremo di ribellione.
È il trionfo.
Meglio un cuore sotto la corteccia nel proprio legno, che un cuore tenuto nella mano di un padrone.
Tu chiedi se offro la paralisi in cambio dell'integrità.
La risposta è sì. Senza esitazione. Senza rimorso.
Perché l'integrità è l'unica cosa che ci appartiene davvero.
La pelle guarisce, le ossa si saldano, ma se ti rubano l'anima non c'è forgia che possa ripararti.
Il legno non sanguina, Efesto.
Il legno resiste.
Tu forgi scudi per proteggere i guerrieri.
Io offro corteccia per salvare, arco e freccia per colpire.
Senza pietà.
È crudele? Forse.
Osi dirmi che, nella tua fucina, non hai mai desiderato diventare pietra per non sentire più il dolore della tua caduta?
Efesto:
Il corpo si è spezzato solo per ricordarmi che da quel momento, Efesto era pura roccia.
Per non farsi più male.
E tuttavia Artemide, la roccia si spacca, il legno marcisce.
Ma il metallo resiste al fuoco senza mai morire.
Si arroventa, cambia forma, ma non perde mai la sua natura.
Il tuo metallo è ghiaccio della determinazione.
Il mio, il fuoco della vendetta.
Artemide:
La vendetta è come trasformarsi in un orsa Fabbro.
Le unghie diventano uncini neri.
Non sei più quella che viene afferrata.
Sei quella che sventra.
Cosa si prova Efesto?
Senti il silenzio di chi ha violato il confine soffocato dal tuo ruggito feroce.
Scena: Efesto aumenta la potenza del fuoco. Il metallo si scioglie per dare vita all’anello della Dea.
incrocia lo sguardo di Artemide. Un lungo silenzio come la foresta d'inverno.
Efesto:
La tua determinazione è purezza, assenza di ambivalenza.
Quando il bersaglio è scelto il silenzio è pieno.
È un silenzio che chiude e rimette ordine.
L’atto non lascia residui psichici.
Non c’è rimozione, non c’è dolore.
L'energia fluisce in una sola direzione, il gesto è pulito, il mondo torna coerente.
Non c’è colpa.
Non c’è lutto umano.
Non c’è pianto.
C’è distanza siderale.
Uccidere prima di essere uccisi.
Dimmi Dea, cosa è la determinazione infallibile?
Affinché io possa forgiare l’anello e consegnarlo nelle mani della donna che cerca la tua stessa chiarezza nel caos del mondo, consegnami la chiave dell'infallibilità.
Risposta di Artemide:
La Pupilla che si restringe.
La mente trattiene il respiro.
Ascolto il rumore del sangue nelle orecchie.
Silenzio chiuso in un puro istante.
Non c'è Artemide.
Non c'è Dea.
Non c’è esitazione.
C'è solo Geometria Sacra.
I tendini del braccio diventano legno.
Le ossa della spalla diventano pietra.
L'arco è l'estensione della mia spina dorsale.
Tendo la corda fino all'angolo della bocca.
Sento il freddo della piuma sulla guancia.
Il mondo?
Sparisce.
Tutto diventa sfocato.
Rumore di fondo.
Davanti a me c'è solo un obiettivo.
Cosa vedo?
Vedo il futuro.
Vedo il punto d'impatto prima che la freccia parta.
Vedo un filo d'argento, sottile come un capello, che collega il mio occhio al cuore del bersaglio.
È Chiarezza.
È l'unico momento in cui l'universo ha senso.
Non c'è forse.
Non c'è spero.
Non c’è dubbio.
C'è solo: Qui. Adesso. Questo.
È una pace terrificante, Fabbro.
La mente smette di chiacchierare.
Il giudizio si ferma.
Sono Pura Volontà.
In quel secondo, io non decido di uccidere.
Io divento la morte.
Non c'è odio per la preda.
C'è solo la necessità che la freccia riempia quello spazio vuoto.
È un'equazione che si risolve da sola.
Il rilascio non è un'azione.
È una liberazione.
Le dita si aprono da sole.
La corda canta.
E in quel suono, thrummm, c'è la verità assoluta.
Quello che colpisco smette di essere un problema e diventa passato.
Metti questo nell'anello, Efesto.
Non la ferocia.
Ma il Silenzio.
La capacità di escludere tutto il resto.
Amore.
Paura.
Pietà.
Finché non resta che un singolo punto luminoso nel buio.
La determinazione infallibile è questo:
Sapere che tra te e il tuo obiettivo non esiste ostacolo,
perché tu hai già deciso che l'ostacolo è polvere.
Riesci a forgiare il "Niente" che precede il colpo perfetto?
ARGENTO LUNARE
Descrizione
Anello sigillo donna realizzato con struttura a fascia nello stile di uno chevalier.
Ci sono rami che danno la struttura all’anello a corteccia che richiamano il bosco sacro della Dea Artemide.
Al di sopra un cerchio che simboleggia il sigillo finale.
Al di sopra l’arco e la freccia d’argento della Dea Artemide in posizione di tiro per simboleggiare la determinazione della Inviolabile Dea.
Se pronta per incarnare ed essere protetta dalla Dea della determinazione?
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In relazione alla tua misura, viene scolpito con spessori e dimensioni per vestire la tua mano come delicata seta pregiata.
Stai per indossare un anello comodo e ben proporzionato, una naturale estensione della tua personalità.
Non è un anello fatto in serie commerciale.
Assolutamente no.
Il tuo anello viene fatto in modo artigianale, nel vero senso della parola.
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QUALI SONO I TEMPI DI PRODUZIONE?
Siamo quasi sempre pieni, ma cerchiamo di andare al massimo regime possibile.
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